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lunedì 8 giugno 2020
mercoledì 27 maggio 2020
STEP #19
Disciplina scientifica
La storia della psichiatria
Tutte le civiltà, fin da quelle più antiche, si sono trovate di fronte alla follia, un concetto non sempre chiaro, ma che colpiva alcune persone che non si comportavano più in modo normale e potevano diventare un danno o un peso per la società. I problemi mentali ci sono sempre stati e lo testimonia anche il fatto che li troviamo spesso in opere letterarie, la cui più significativa è l’Orlando Furioso di Ariosto o più antica l’Aiace di Sofocle.
Tutte le civiltà, fin da quelle più antiche, si sono trovate di fronte alla follia, un concetto non sempre chiaro, ma che colpiva alcune persone che non si comportavano più in modo normale e potevano diventare un danno o un peso per la società. I problemi mentali ci sono sempre stati e lo testimonia anche il fatto che li troviamo spesso in opere letterarie, la cui più significativa è l’Orlando Furioso di Ariosto o più antica l’Aiace di Sofocle.
Inizialmente creduta opera divina, la malattia mentale venne considerata per la prima volta solo la conseguenza di specifiche circostanze della vita umana da Ippocrate nel IV secolo a.C.. Nel periodo greco venne studiata l’isteria, ma senza grossi risultati, si credeva infatti che fosse una malattia del corpo, ma il cervello non era mai nominato.
Nel Medioevo i malati mentali erano associatati a gente posseduta dal diavolo, simili alle streghe, e di conseguenze si credeva che non dovessero essere curati da specialisti, ma affidati a sacerdoti e inquisitori.
Nei secoli successi il Medioevo si operarono molti studi, ma la vera svolta arrivò solo nel Novecento con le pubblicazioni di Joseph Breuer e Sigmund Freud. Si parlò con certezza di inconscio e per la prima volta di psicoanalisi, una branca totalmente dedicata alla comprensione e alla cura dell’isteria. Evolutasi poi nella psichiatria che conosciamo oggi, la psicoanalisi ha fatto numerosi passi avanti senza però mai giungere ad una soluzione definitiva, tant’è che per molti anni ancora sono rimasti aperti i manicomi, dove venivano rinchiuse le persone considerate matte e irrecuperabili. Un modo oggi considerato barbaro di gestire queste persone, ma in uso fino alla seconda metà del ‘900. In Italia i manicomi vennero chiusi ufficialmente solo nel 1978 con la promulgazione della Legge Basaglia.
Riferimenti:
martedì 26 maggio 2020
STEP #18
Fatto di Cronaca
Uno dei fatti di cronaca più significativi dell’ultimo secolo riguarda la crisi di Cuba dell’ottobre del 1962. Si trattava della situazione più critica venutasi a creare durante la guerra fredda fra Unione sovietica e Stati Uniti. La crisi fu tale che, riferendosi al 27 ottobre, giorno in cui raggiunse il suo picco, il ministro della difesa statunitense Robert Mc Namara commentò, “Credevo fosse l’ultimo sabato che avrei mai visto”.
Tutto iniziò quando l’URSS cominciò l’installazione di missili capaci di portare testate nucleari a Cuba e quando il 14 ottobre un aereo spia americano fotografò questi avvenimenti. Data la vicinanza di Cuba agli USA il rischio di un attacco nucleare era molto molto serio e la gestione della crisi da parte del presidente americano John F. Kennedy per nulla scontata. Per evitare che l’Unione sovietica, allora guidata da Nikita Kruscev, mandasse dei rifornimenti di armi a Cuba, invece di ordinare un’operazione militare diretta, Kennedy istituì lo storico ‘blocco’ per cui nessuna nave poteva attraccare a Cuba previa ispezione. Il mondo intero restò con il fiato sospeso per quasi quattordici giorni, ma la scelta di Kennedy risultò vincente e le navi russe, dopo essersi avvicinate pericolosamente al blocco, fecero dietrofront il 24 ottobre. La crisi risultò del tutto conclusa il 28 ottobre, dopo che anche le installazioni russe presenti sull’isola vennero del tutto smantellate.
Si trattò senza dubbio del momento più delicato e incerto della guerra fredda, ma fu anche la dimostrazione di un’eccellente capacità di gestire le crisi da parte del presidente Kennedy.
Riferimenti:
giovedì 14 maggio 2020
STEP #15
Gestire nel ‘900
Le convenzioni di Ginevra
L’invenzione delle armi è stata esponenziale, partendo dalle spade e dalle frecce, si è arrivati alle armi da fuoco e ai cannoni, ma mai come nel Novecento abbiamo assistito ad invenzioni così pericolose e così difficili da contrastare. Si è trattato di armi di distruzione di massa, di armi chimiche e armi del tutto non convenzionali. La produzione di armi è andata talmente avanti e le conseguenze sono state disastrose a tal punto, che per la prima volta nel 1864 nacque il primo trattato della Convenzione di Ginevra, sottoscritto da 12 paesi, riguardava le condizioni dei militari feriti in guerra. A questo trattato ne seguirono nel ‘900 cinque prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, ma a seguito della sua conclusione i trattati si resero ancora più indispensabili e ne vennero stipulati altri. Quattro convenzioni vennero firmate nel 1949 da sessantuno stati per evitare che certi orrori della guerra venissero ripetuti e ulteriori protocolli vennero ratificati nel 1977 relativi alla protezione delle vittime dei conflitti armati internazionali e non.
L’invenzione delle armi è stata esponenziale, partendo dalle spade e dalle frecce, si è arrivati alle armi da fuoco e ai cannoni, ma mai come nel Novecento abbiamo assistito ad invenzioni così pericolose e così difficili da contrastare. Si è trattato di armi di distruzione di massa, di armi chimiche e armi del tutto non convenzionali. La produzione di armi è andata talmente avanti e le conseguenze sono state disastrose a tal punto, che per la prima volta nel 1864 nacque il primo trattato della Convenzione di Ginevra, sottoscritto da 12 paesi, riguardava le condizioni dei militari feriti in guerra. A questo trattato ne seguirono nel ‘900 cinque prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, ma a seguito della sua conclusione i trattati si resero ancora più indispensabili e ne vennero stipulati altri. Quattro convenzioni vennero firmate nel 1949 da sessantuno stati per evitare che certi orrori della guerra venissero ripetuti e ulteriori protocolli vennero ratificati nel 1977 relativi alla protezione delle vittime dei conflitti armati internazionali e non.
La crescente invenzione di armi ha portato alla quasi impossibilità di gestirle senza problemi e conseguenze impensabili e proprio per questa ragione, sono state firmate queste convenzioni. Sono poi state accompagnate anche dalla ‘Convenzione su certe armi convenzionali’ del 1980 e alla ‘Convenzione sulle armi chimiche’ del 1993, che impedivano del tutto l’utilizzo di alcune armi ritenute troppo nocive.
Riferimenti:
martedì 12 maggio 2020
STEP #14
Gestire nell’800
La produzione in serie e la catena di montaggio
A cavallo fra il Settecento e l’Ottocento abbiamo la prima grande rivoluzione industriale, che ha portato a grandissime scoperte e numerosi cambiamenti. Il cambiamento più grande tuttavia è arrivato quando è cominciata la produzione in serie, si trattava della produzione di molti oggetti tutti uguali che potessero essere acquistati a prezzo più basso che da un artigiano. Colui che è considerato il padre della produzione in serie è Henry Ford, colui che ha introdotto il concetto di catena di montaggio nelle sue aziende, per gestire al meglio la produzione. Ognuno dei i suoi operai doveva compiere solo piccoli lavori e sempre uguali e poi passare il prodotto al successivo che si sarebbe occupato di un altro piccolo pezzo, per giungere infine al prodotto completato. In questo modo erano sufficienti operai non specializzati e i tempi e i costi di produzione erano notevolmente abbassati.
A cavallo fra il Settecento e l’Ottocento abbiamo la prima grande rivoluzione industriale, che ha portato a grandissime scoperte e numerosi cambiamenti. Il cambiamento più grande tuttavia è arrivato quando è cominciata la produzione in serie, si trattava della produzione di molti oggetti tutti uguali che potessero essere acquistati a prezzo più basso che da un artigiano. Colui che è considerato il padre della produzione in serie è Henry Ford, colui che ha introdotto il concetto di catena di montaggio nelle sue aziende, per gestire al meglio la produzione. Ognuno dei i suoi operai doveva compiere solo piccoli lavori e sempre uguali e poi passare il prodotto al successivo che si sarebbe occupato di un altro piccolo pezzo, per giungere infine al prodotto completato. In questo modo erano sufficienti operai non specializzati e i tempi e i costi di produzione erano notevolmente abbassati.
La catena di montaggio divenne una procedura standard utilizzata in molte industrie manifatturiere intorno al Novecento, ma in realtà venne inventata per la prima volta nei primi anni dell’Ottocento dall’ingegnere francese Marc Isambard Brunel. Egli aveva lavorato in Francia e negli Stati Uniti, ma stabilitosi alla fine in Gran Bretagna, progettò per la Marina le macchine necessarie per la fabbricazione in serie dei bozzelli, macchine perlopiù per la lavorazione del legno. Il contributo fu tale che nel 1808, grazie all’utilizzo di 43 delle sue macchine, dieci operai non specializzati riuscivano a realizzare il lavoro che precedentemente facevano 110 operai specializzati. Inoltre le macchine che progettò e che furono costruite immediatamente da Henry Maudslay rimasero operative per ben 145 anni.
Riferimenti:
- Ana Millán Gasca, "Fabbriche, sistemi, organizzazioni: Storia dell'ingegneria industriale"
sabato 9 maggio 2020
STEP #13
Gestire nel ‘700
La nascita del dispotismo illuminato
Fino alla fine del XVII secolo, assistiamo in Europa all’ascesa delle monarchie assolute, con l’esempio più lampante di quella francese che nel 1643 vede salire al trono all’età di appena cinque anni Luigi XIV, che sarebbe diventato il Re Sole.
Fino alla fine del XVII secolo, assistiamo in Europa all’ascesa delle monarchie assolute, con l’esempio più lampante di quella francese che nel 1643 vede salire al trono all’età di appena cinque anni Luigi XIV, che sarebbe diventato il Re Sole.
Il Settecento però rappresenta il secolo della rivincita della ragione e della diffusione dell’Illuminismo, che sono andate inevitabilmente ad intaccare gli assolutismi. Risulta dunque interessante analizzare come i sovrani assoluti di quel periodo abbiano gestito questi cambiamenti all’interno della mentalità della classe più influente.
Tutti i sovrani a poco a poco dovettero operare una serie di riforme, seguendo i nuovi ideali e queste diedero origine al dispotismo illuminato.
Il fondamento ideale dell'assolutismo era stato il diritto divino dei re, ossia il presupposto che Dio investisse i sovrani del loro potere. La critica illuministica e le prime formulazioni scientifiche dell'economia indicarono chiaramente le linee essenziali di un programma di riforma. I filosofi e l'opinione pubblica più avveduta non credevano più al diritto divino dei re, ma accettavano un programma di riforma della società e dello stato affidato a un principe guidato dagli ideali filosofici dell'epoca e capace di operare il trapasso dal dispotismo arbitrario del sovrano, al dispotismo legale, fondato sulle norme della morale e vincolato al compito di provvedere alla "felicità dei popoli". Le innovazioni si esplicarono principalmente nel campo giuridico e della procedura penale, nell'amministrazione e nella struttura politica e abolendo privilegi e disuguaglianze nel sistema fiscale, che divenne più equo e più efficiente.
Riferimenti:
sabato 2 maggio 2020
STEP #12
Gestire nel medioevo
La società feudale
Una delle realtà più caratteristiche ed interessanti del Medioevo è il sistema feudale, che ha rappresentato la forma di governo per moltissimi anni in Europa, dopo il crollo dell’Impero Romano d’Occidente e è stato come i sovrani hanno gestito ed organizzato il lavoro fino al XV secolo.
Una delle realtà più caratteristiche ed interessanti del Medioevo è il sistema feudale, che ha rappresentato la forma di governo per moltissimi anni in Europa, dopo il crollo dell’Impero Romano d’Occidente e è stato come i sovrani hanno gestito ed organizzato il lavoro fino al XV secolo.
Si trattava di un periodo di grande povertà, in cui il bene più prezioso era la terra; il possedere dei terreni infatti determinava la posizione sociale. La piramide sociale era infatti molto semplice, con al vertice il re, alla base il servi della gleba, e al centro i feudatari. Quando Carlo Magno divenne imperatore del neonato Sacro Romano Impero d’Occidente nell’800 d.C., si circondò dei cosiddetti vassalli, a cui diede dei terreni e che rispondevano direttamente a lui, questi a loro volta si circondarono di valvassori a cui diedero dei piccoli terreni e alcuni di questi si circondarono di ulteriori fidati, detti valvassini, che ricevettero terreni ancora più piccoli. Si trattava delle uniche persone che gestivano le terre e anche il potere politico-militare. Chi non faceva parte di queste categorie era un servo della gleba, situazione non troppo dissimile dall’antica schiavitù. Questo equilibrio resse fino alla morte di Carlo Magno quando venne a mancare un forte potere centrale, i vincoli fra il sovrano e i signori (grandi e piccoli) diventano sempre più fragili, mentre si consolidano quelli diretti e personali fra i signori e gli immediati dipendenti. L’impero si frammentò irrimediabilmente e il potere dei singoli vassalli aumentò.
Fu proprio in questo periodo di decadenza e di guerre fra i piccoli e grandi feudatari, che fra il XIII e il XV secolo nacquero gli stati centralizzati, delle monarchie su base feudale costituite dai vassalli più potenti. Nacquero in Francia, Inghilterra, Spagna, Russia, mentre l’Italia e la Germania rimasero notevolmente frammentate e forte rimase il potere locale di signorie e principati.
Riferimenti:
sabato 25 aprile 2020
STEP #11
Gestire nella pandemia COVID-19
La pandemia che ci troviamo ad affrontare ormai da qualche mese è un evento che sta provando tutti, chi da un punto di vista più fisico, chi più psicologico, ma tutti abbiamo dovuto rinunciare a qualcosa e dobbiamo in qualche modo combattere questa crisi.
Ancora più che fisicamente però, questo virus occupa le nostre menti, ci preoccupa, ci fa tentare di trovare una soluzione, ci riempie momenti che altrimenti sarebbero vuoti. Affrontarlo è senz’altro positivo e anzi doveroso, ma fino a che punto possiamo impiegare le nostre forze unicamente su questa situazione tragica?
Ho trovato molto interessante e grande spunto di riflessione un articolo uscito a pagina 46 del Corriere della Sera del 25-04 di cui allego il link a fine post. Riguarda il premier inglese Winston Churchill, che è stato al vertice della Gran Bretagna per la maggior parte della Seconda Guerra Mondiale. Per lunghi anni ha avuto il pensiero della guerra fisso in testa; le sue decisioni avevano un peso incredibile, moltissime vite dipendevano da queste e moltissimi occhi le osservavano.
A Londra si può ripercorrere parte del suo operato visitando il Churchill Museum and Cabinet War Rooms, dove si riuniva il governo britannico per prendere le decisioni in materia di guerra. Su alcune pareti sono presenti enormi carte geografiche, dove venivano segnati i luoghi delle battaglie e gli spostamenti delle truppe in tempo reale. Anche nella stanza dove a volte si trovava a dormire il premier ce n’è una, ma è presente anche una tenda davanti ad essa, che all’occorrenza la può coprire. L’aveva voluta Churchill in persona, per poter avere dei momenti durante la giornata in cui liberare completamente la mente e non pensare agli orrori che stava affrontando e alle preoccupazioni che aveva. L’aveva voluta, per potersi riservare qualche piccolo spazio per sé, per desideri anche semplici e progetti magari futili. Questo, a suo parere, era l’unico modo per vincere la guerra, non bastava sopravvivere, bisognava continuare a vivere.
Le scelte politiche, le armate e le battaglie sono essenziali alla vittoria, ma il nemico può insinuarsi nella mente e causare ansia e ossessione, e anche queste cose devono essere combattute. Forse, in questo momento di grande difficoltà, possiamo imparare molto da un uomo che ha dato tutto sé stesso per la causa, ma non ha dimenticato di vivere qualche momento per rilassarsi e per ricordarsi perché quello che stava facendo era così importante. Forse, possiamo imparare che ogni questione, per quanto grande, non può e non deve ossessionarci, ma solo impegnare le nostre forze nei limiti del possibile: ogni questione bisogna imparare a gestirla.
Riferimenti:
venerdì 10 aprile 2020
STEP #08
Gestire nella storia della tecnologia nel periodo antico
I manager dell’impero romano
La tecnologia e l’innovazione sono sempre più considerate una peculiarità dei giorni nostri e si pensa che non avessero alcun interesse per le popolazioni antiche. Ancor meno viene considerata la possibile esistenza di vere e proprie imprese o aziende da gestire. Effettivamente risulta notorio che la presenza degli schiavi e dunque di una grande manodopera a bassissimo costo, fosse di grande aiuto alla costruzione di molte opere, ma di certo non rendeva inutile il ricorso a soluzioni tecnologiche e la necessità di organizzare e gestire al meglio il lavoro e le risorse. Sia i Greci sia i Romani infatti impiegavano nei loro lavori un gran numero di tecnologie e applicavano forme di management per un corretta ed efficace gestione delle imprese in senso generale.
Purtroppo le fonti scritte che ci raccontano questa realtà sono molto poche e lacunose. Nell’antica Grecia inoltre si preferiva la speculazione filosofica o matematica pura, a trattati di natura pratica. L’approccio era molto differente a Roma, dove l’interesse per le questioni gestionali, tecniche, meccaniche ed ingegneristiche era molto più vivo.
È proprio da trattati di epoca romana che noi scopriamo i tratti del buon manager dell’antichità. La gestione delle risorse, della produzione, dei lavoratori era uno dei principali e l’attenzione all’uso più efficiente possibile delle macchine era altissima. Non a caso esistevano persino delle figure specifiche che si occupavano di unità produttive, gli institores, che rispondevano unicamente ai proprietari, i domini. Purtroppo non rimane alcun nome a rappresentanza di questa categoria, che non era senz’altro considerata nei grandi scritti di quel periodo. In seguito all’espansione dell’impero romano, inoltre, si è resa importante la presenza di una figura che gestisse il traffico e la vendita delle merci di un’impresa nei vari angoli del mondo conosciuto.
In conclusione, la gestione delle imprese e delle tecnologie adoperate, per quanto poco citata nella letteratura antica, aveva un’importanza elevatissima e forse Roma è riuscita a raggiungere la sua nota grandezza anche grazie a quegli uomini che avevano specifiche competenze tecniche e gestionali necessarie alla progettazione, funzionamento, gestione e manutenzione delle macchine utilizzate.
Riferimenti:
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